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Vivere alla Ponti - Maneiras de morar e trabalhar de Gio Ponti

 

Vivere alla Ponti - Maneiras de morar e trabalhar de Gio Ponti

In occasione della 2ª Giornata del Design Italiano nel mondo, l’Istituto Italiano di Cultura di San Paolo presenta al grande pubblico Vivere alla Ponti – Maneiras de morar e trabalhar de Gio Ponti, un omaggio al grande architetto italiano, che si terrà dal 1º marzo al 15 aprile al Museu da Casa Brasileira (San Paolo). Questa mostra nasce dal desiderio impossibile di incontrare, intervistare, vedere al lavoro Gio Ponti. Grazie a Lisa, Letizia, Giulio, Salvatore, Paolo, suoi figli e nipoti, ma anche attraverso i disegni, le fotografie, gli album di famiglia, le lettere e le parole che Gio Ponti ha disseminato in più di cinquant’anni di attività, è stato però possibile conoscerlo e svelare un Ponti inedito, più intimo e meno ufficiale. Dentro le sue case – le case milanesi della famiglia Ponti, in via Randaccio, in via Brin, e poi in via Dezza – ma anche nello Studio Ponti, tra i tecnigrafi, i redattori di Domus e amici come Bruno Munari che misura il pavimento con un metro. In gita a Civate, nella casa di campagna, insieme a Figini e Pollini con famiglia. Raccogliendo frammenti di vita, riannodando il filo delle storie. Fino a concludersi con i primi progetti per l’ambiente di lavoro, tra le scrivanie di Palazzo Montecatini a Milano, nei più noti uffici Pirelli e in compagnia delle “signorine anni ’50” della società Vembi-Burroughs. Luoghi pensati per chi li abita, per la felicità dei figli, per il comfort degli impiegati, per l’efficienza del lavoro. Luoghi in cui architettura e il design di interni e arredi si integrano armoniosamente. Luoghi progettati per “Vivere alla Ponti”.

L’Architetto, l’Artista, interpreti nell’abitatore, in ogni abitatore, il personaggio: faccia case da essere vissute da uomini vivi.

L’Architetto, l’Artista, per interpretare il personaggio sia curioso degli uomini, e delle donne: li ami, e le ami; il vero Architetto dovrebbe innamorarsi, per ogni casa che costruisce o arreda, degli abitatori (e delle abitatrici).

(Gio Ponti, Amate l’Architettura, 1957)

  

GIO PONTI (1891-1979) si laurea in Architettura al Politecnico di Milano alla fine della prima guerra mondiale, cui partecipa in prima linea guadagnandosi alcune decorazioni sul campo. Nel 1921 sposa Giulia Vimercati: avranno quattro figli (Lisa, Giovanna, Letizia e Giulio). Nel 1927 apre lo studio a Milano con l’architetto Emilio Lancia. Dagli inizi degli anni Venti fino al 1938 collabora con la Manifattura Richard-Ginori, rinnovandone la produzione. Nel 1928 fonda con Gianni Mazzocchi la rivista Domus. Nel 1933 assume la direzione artistica di Fontana Arte, un altro successo dopo quello ottenuto con Richard-Ginori. Negli anni Trenta partecipa alle Triennali e ne cura alcune edizioni di successo ed è docente del Politecnico di Milano (dal 1936 al 1961). Nel 1933 nasce il sodalizio Antonio Fornaroli ed Eugenio Soncini (fino al 1945). Da questo legame nascono importanti progetti, tra cui il Palazzo Montecatini a Milano del 1936-1938, in cui Ponti realizza la “progettazione integrale” dell’edificio e degli interni. Altre opere del periodo sono architetture civili (la Torre Littoria a Milano del 1933), edifici scolastici (la Scuola di Matematica alla Città Universitaria di Roma del 1934 e la Facoltà di Lettere e il Rettorato dell’Università di Padova del 1937) e residenziali (Casa Marmont del 1934 e le “Domus” del 1931-1936 a Milano). Alle grandi opere si affianca una vasta produzione nel settore dell’arredo, come testimoniano anche le sue tre abitazioni milanesi, completamente arredate “alla Ponti”: in via Randaccio (1925), in via Brin (Casa Laporte, 1936) e l’ultima in via Dezza (1957), “manifesto” del suo design domestico. Gio Ponti, promotore dell’industrial design italiano, propone la produzione in serie nell’arredo d’interni come soluzione “sofisticata”, economica, “democratica” e moderna. Nel 1941, abbandonata la direzione di Domus, fonda la rivista Stile. Nel 1952 nasce lo Studio Ponti-Fornaroli-Rosselli. Nel 1954 è cofondatore, accanto ad Alberto Rosselli, della rivista Stile Industria. Negli anni Cinquanta Ponti conosce “una nuova giovinezza” creativa. Ne sono testimonianza il secondo Palazzo Montecatini (1951), gli arredi del transatlantico “Andrea Doria” (1952), gli interni e la piscina dell’Hotel Royal di Napoli (1953), l’Istituto Italiano di Cultura a Stoccolma (1954), le ville a Caracas, Villa Planchart (1955) e Villa Areazza (1956), e a Teheran, Villa Nemazee (1960). È del 1956 il suo capolavoro: il Grattacielo Pirelli di Milano. Negli anni Sessanta si sposta in Oriente dove realizza gli edifici ministeriali di Islamabad in Pakistan (1964) e la facciata dei grandi magazzini Shui-Hing a Hong Kong (1963). Sempre di questi anni sono l’Hotel Parco dei Principi di Sorrento (1960) e di Roma (1964) e la chiesa di San Francesco (1964) e di San Carlo Borromeo (1966) a Milano. Negli anni Settanta, a ottant’anni, Gio Ponti realizza ancora architetture importanti, come la Concattedrale di Taranto (1970) e il Museo di Denver (1971), e arredi, come “la poltrona di poco sedile Gabriela” del 1971.


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